Vivere a New York per la Scienza: il percorso di ricerca di Letizia Zanetti alla Columbia University
Letizia Zanetti è una ricercatrice impegnata nello studio del Parkinson. Vive a New York, la città che ha sempre sognato, dove sta attualmente completando un post-dottorato alla Columbia University con l’obiettivo di approfondire i meccanismi alla base delle malattie neurodegenerative. Curiosa, determinata e intraprendente, Letizia affronta la ricerca scientifica con rigore e creatività. La borsa di studio della Fondazione Dompé ha dato nuovo slancio al suo progetto, permettendole di esplorare il ruolo del sistema immunitario nel Parkinson. In questa intervista, Letizia racconta cosa la appassiona maggiormente del suo lavoro, il consiglio che ha segnato il suo percorso e la filosofia che guida ogni sua giornata in laboratorio.
Quale aspetto del fare ricerca ami di più?
Ciò che amo di più della ricerca è che non si tratta di un unico lavoro, ma di molti ruoli diversi che convivono ogni giorno. Non sono soltanto una ricercatrice che conduce esperimenti in laboratorio: sono anche una consulente, chiamata a individuare la strategia migliore per affrontare un problema scientifico. A volte mi sento una designer, quando lavoro alla presentazione dei dati e delle immagini; altre volte una giornalista, quando devo raccontare la mia ricerca in modo chiaro e accessibile al pubblico. E poi c’è la dimensione relazionale: alle conferenze incontro nuove persone, mi confronto, costruisco connessioni e collaborazioni. È proprio questa varietà continua a rendere la ricerca così stimolante e appassionante per me.

Hai un motto che ti accompagna nella vita?
Sì, il mio motto è: “L’essenziale è invisibile agli occhi”. È una frase che cerco di seguire sia nel lavoro sia nella vita privata. Le cose che contano davvero sono quelle che sentiamo: le relazioni, le emozioni, ciò che costruiamo nel tempo. Sono aspetti che non si vedono, ma si percepiscono profondamente. Come scienziata, questo motto mi ricorda di non fermarmi alla superficie, ma di andare oltre e cercare ciò che non è immediatamente visibile. In fondo, è esattamente quello che faccio ogni giorno, anche grazie al mio alleato più fidato: il microscopio.
Qual è il consiglio più prezioso che hai ricevuto?
Il miglior insegnamento che abbia mai ricevuto me lo ha dato il mio mentore all’Università Vita-Salute San Raffaele, dove ho studiato in precedenza. Diceva sempre: “Un esperimento negativo è comunque un buon risultato”.

Qual è il tuo sogno più grande?
Oggi sento che il mio desiderio più grande si è già realizzato: essere una ricercatrice a New York e studiare una delle più importanti malattie neurodegenerative in un’università di eccellenza. Sono profondamente grata alla Fondazione Dompé per avermi dato l’opportunità di realizzare quello che è sempre stato il sogno della mia vita.

