Verso il futuro delle biotecnologie: la nuova sfida di Maria Cristina Balestrucci
Curiosità che diventa ricerca, determinazione che si trasforma in traguardo. Maria Cristina Balestrucci ha coronato il suo percorso di studi, sostenuto dalla Fondazione Dompé, conseguendo la Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare presso l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro. Tra laboratori, un’esperienza di Erasmus in Croazia e la passione per la pallavolo, ha costruito un cammino fatto di impegno, energia e voglia di mettersi in gioco. In questa intervista ripercorre le tappe più significative della sua crescita accademica e personale e racconta cosa significa trasformare una passione in un progetto di futuro.

Perché hai scelto il corso di Laurea Magistrale in Biotecnologie Mediche e Medicina Molecolare?
Ho scelto questa facoltà perché, dopo la laurea triennale in Scienze e Tecnologie Biomolecolari, desideravo approfondire in maniera più specifica il campo delle biotecnologie mediche. Mi affascina non solo comprendere gli aspetti tecnologici e applicativi di questa disciplina, ma soprattutto studiare i meccanismi alla base delle patologie che ci circondano, con l’obiettivo di poter contribuire un giorno al progresso della ricerca biomedica. Apprezzo inoltre il forte orientamento pratico della facoltà e l’attenzione ai laboratori, perché credo che l’esperienza diretta e la sperimentazione siano fondamentali per trasformare la teoria in competenza concreta.
In che modo questo ambito di studi è rilevante oggi?
Credo che il mondo delle biotecnologie sia affascinante, complesso e, soprattutto, fondamentale per le scoperte scientifiche e mediche. Alla base di ogni cura ci sono gli studi e l’impegno dei ricercatori che cercano di comprendere i processi molecolari alla radice delle malattie più complesse. Ciò che amo di questo campo è anche la sua dimensione collaborativa: la condivisione del sapere, il confronto continuo e il lavoro di squadra che nascono in laboratorio. La scienza, quando è condivisa, diventa più forte e capace di generare un progresso reale.
Qual è stata un’esperienza di tirocinio che hai particolarmente apprezzato?
Ho svolto il tirocinio di tesi in nefrologia presso il policlinico di Bari, dove ho avuto l’opportunità di acquisire numerose competenze pratiche. Il mio lavoro si è focalizzato sullo studio in vivo e in vitro dell’enzima ligasi E3, WWP2, coinvolto nel processo di transdifferenziazione cellulare, meccanismo tipico del diabete che porta ad insufficienza renale, influenzando in maniera significativa la funzionalità dei reni. La valutazione della sua espressione è finalizzata al suo utilizzo futuro come bersaglio molecolare terapeutico per la cura del diabete. Ho avuto modo di imparare numerose tecniche di laboratorio: colture cellulari, stimolazioni, lisi, estrazione, dosaggi, real time, western blot, immunofluorescenza, microscopia elettronica e tanto altro.

Raccontaci un traguardo personale di cui sei particolarmente orgogliosa
Una delle esperienze di cui vado più fiera è il periodo trascorso all’estero grazie al progetto Erasmus, durante il quale ho avuto l’opportunità di vivere sei mesi in Croazia. Non è stato semplice: sin dall’inizio ho dovuto affrontare difficoltà nella scelta della meta, nelle procedure burocratiche e nell’individuazione degli esami da sostenere. Uscire dalla propria zona di comfort, in un paese con usanze diverse e un’altra lingua, non è mai facile. È stata però l’avventura più bella della mia vita: credo di aver imparato moltissimo, di essere cresciuta come persona e di essermi arricchita sia sul piano culturale sia su quello personale.
Qual è il tuo lavoro dei sogni?
Dopo i miei studi mi piacerebbe entrare a far parte di una realtà aziendale impegnata nello studio, nello sviluppo e nella produzione di farmaci fondamentali per il trattamento di importanti patologie. Allo stesso tempo, nutro una forte curiosità per la biologia e le biotecnologie in tutte le loro sfaccettature, e non mi precludo la possibilità di esplorare ambiti diversi per ampliare le mie conoscenze e competenze. Mi è piaciuto molto anche l’ambito ospedaliero, l’interconnessione tra varie figure professionali come medici, tecnici e ricercatori, perché penso sia fondamentale per l’avanzamento della scienza.
Chi è stato il tuo punto di riferimento in questo percorso?
In questo percorso desidero ringraziare profondamente la mia famiglia, che ha sempre creduto in me e mi è stata accanto in ogni scelta. La loro fiducia e il costante incoraggiamento sono stati fondamentali per affrontare ogni sfida con serenità e per perseguire i miei obiettivi con determinazione. Grazie alla loro presenza ho potuto vivere questo cammino con sicurezza, motivazione e tranquillità, senza mai sentirmi sopraffatta da pressioni eccessive.

Cosa ti appassiona di più?
Lo sport è per me indispensabile: sin da quando ero piccola ho praticato diverse discipline, dalla danza all’atletica, fino alla mia amata pallavolo. Lo spirito di squadra mi ha insegnato molto, plasmando il mio carattere e trasmettendomi valori fondamentali come la condivisione, la disciplina e l’organizzazione. La pallavolo, inoltre, mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, che oggi sono tra le mie migliori amiche. È uno sport che mi ha insegnato tanto, dentro e fuori dal campo, e continua a essere parte integrante della mia vita, anche al di là dell’attività sportiva.
Cosa significa per te aver ricevuto la borsa di studio della Fondazione Dompé?
Ringrazio di cuore la Fondazione per questo riconoscimento: la borsa di studio non è solo un premio, ma un incoraggiamento che valorizza il mio impegno universitario. In un percorso lungo e impegnativo come quello dello studio delle biotecnologie, ricevere questa borsa mi ha spronata a dare sempre il meglio e mi ha resa orgogliosa di quanto realizzato finora. Quando ho compilato la domanda di partecipazione, l’ho fatto senza alcuna pretesa, senza immaginare minimamente di poter essere selezionata. Superare i vari step di selezione e ricevere la lettera di accettazione finale è stato per me del tutto inaspettato e mi ha riempita di gioia. Esorto tutti i ragazzi a credere in sé stessi e a provarci sempre, anche quando sembra impossibile: a volte le sorprese più belle arrivano proprio quando meno ce lo aspettiamo!

