Marta Pagnini: dall’esperienza olimpica al ruolo strategico nella Fondazione Milano Cortina 2026
Dall’Olimpiade alla gestione dei grandi eventi: Marta Pagnini racconta il suo percorso di trasformazione professionale e personale. Ex capitano della Nazionale italiana di ginnastica ritmica, medaglia di bronzo a Londra 2012 e oltre 60 podi internazionali, Marta oggi lavora nel Comitato Organizzatore di Milano Cortina 2026 mentre completa la sua formazione all’Executive Master in Business of Events dell’Università Bocconi.
Scopri qual è stata la sfida più dura della sua carriera e qual è per lei il valore della formazione per entrare nel mondo degli eventi sportivi, il lavoro dei suoi sogni e l’impatto della borsa di studio della Fondazione Dompé nella sua vita. Un racconto di resilienza, passione e voglia di rimettersi in gioco anche dopo una carriera sportiva di altissimo livello.
Puoi presentarti brevemente?
Sono Marta Pagnini, sono stata una ginnasta, più precisamente ero il capitano della squadra nazionale italiana di ginnastica ritmica. Con la mia squadra ho vinto una medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012 e più di 60 medaglie internazionali. Oggi lavoro nel team di brand Look of the Games della Fondazione Milano Cortina 2026 e rimango ancora una grande appassionata di ginnastica ritmica.
Quanto è rilevante il Master in Business of Events oggi?
L’Executive Master in Business of Events dell’Università Bocconi, secondo me, è un programma di studi molto innovativo e competitivo nel mondo del lavoro di oggi. Io ho una grandissima passione per gli eventi sportivi, sono stata un'atleta olimpica e quindi ho cercato di portare avanti questa mia passione per i grandi eventi, trasformandola in una professione. Quello degli eventi è un mondo che si sta davvero evolvendo rapidamente e questo master mi sta dando gli strumenti giusti per riuscire a dare il mio contributo, sia grazie alla mia esperienza come atleta, ma anche grazie alla mia esperienza professionale di crescita.

Qual è la più grande sfida che hai mai affrontato finora?
Credo che la mia più grande sfida sia stata affrontare la mia seconda Olimpiade. A Rio 2016 ero il capitano della squadra nazionale e il giorno in cui sono atterrata in Brasile ho perso mia nonna. Mia nonna per me era un faro, il punto di riferimento più grande e la mia più grande fan. Lei, prima di ogni gara, mi diceva sempre “fai tutto bene”. Io questa frase ce l’ho tatuata sulla pelle e ho anche scritto un libro che si chiama “Fai tutto bene”, quindi per me è proprio un mantra. L’unica volta in cui la mia nonna non me l'ha detto è stato proprio prima di Rio ed è stata l'unica volta in cui sono tornata a casa dopo una stagione sportiva senza una medaglia, perché arrivammo quarte a pochi decimi dal podio.
Raccontaci delle tue esperienze lavorative
Sono entrata a far parte del mondo del lavoro un po’ più tardi rispetto ai miei coetanei, proprio perché ho smesso di fare ginnastica nel 2016, quando avevo già 25 anni e mi sono trovata a dover affrontare un percorso, sia di studi, sia professionale, che molti miei coetanei avevano già portato a buon punto. Mi sono laureata e ho iniziato subito a cercare lavoro e ho trovato questa grande opportunità che è stata il mio primo grande lavoro, ovvero lavorare nel Comitato organizzatore delle Universiadi di Napoli nel 2019. Lì ho lavorato come Field of Play Coordinator per la ginnastica ritmica, quindi mi sono misurata con quella che era l'organizzazione della gara della disciplina che fino a poco tempo prima avevo praticato come atleta e mi sono immersa nel mondo di un comitato organizzatore. Me ne sono innamorata! Mi è piaciuto tantissimo vedere come funziona un comitato organizzatore, quanto è ampio, quanto è diversificato il suo interno e ho detto “voglio fare questo lavoro per sempre”. Questo mi ha dato la spinta per candidarmi poi per un ruolo a Milano Cortina 2026.

Qual è il lavoro dei tuoi sogni?
Il lavoro dei miei sogni è il lavoro che sto facendo adesso, ovvero lavorare a un grande evento nel comitato organizzatore di un grande evento. Mi piace moltissimo proprio la realtà del comitato organizzatore, mi piace come è strutturata, mi piace la sfida che ti mette davanti ogni giorno, un po’ come quando da atleta ti prepari per un grande evento, lavori in team per quello scopo e l'adrenalina cresce. Quindi non è un lavoro, diciamo, con un’adrenalina costante, ma con un’adrenalina sempre in crescita. E poi devi trovarti pronto il giorno il giorno “x”, perché se non sei pronto quel giorno probabilmente non avrai un'altra chance, anzi sicuramente non avrai un'altra chance.
Cosa significa per te la borsa di studio della Fondazione Dompé?
Per me ricevere questa borsa di studio è un grande onore e soprattutto una grande opportunità perché mi permette davvero di realizzare un sogno e di coronarlo fino in fondo. Ovviamente voglio dare indietro tutto il mio entusiasmo, tutta la mia disponibilità, ma soprattutto tutta me stessa in questo percorso di studi e anche dopo. Sono profondamente grata per questa borsa di studio.
