Il futuro dell’ingegneria biomedica è multidisciplinare: parola alla professoressa Alessandra Bertoldo
L'ingegneria biomedica è un settore in costante e rapida evoluzione che unisce tecnologia e salute umana. Ad accompagnare le nuove generazioni di ingegneri biomedici è la Professoressa Alessandra Bertoldo, Ordinaria di Bioingegneria all’Università di Padova e Presidente del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Ingegneria Biomedica e Bioingegneria. Attraverso il suo lavoro, la Professoressa guida le studentesse e gli studenti nella comprensione della complessità che si cela dietro l'applicazione delle metodologie ingegneristiche alla biologia, alla fisiologia e alla medicina. In questa intervista, la Professoressa Bertoldo riflette sulle sfide e le opportunità legate alla formazione degli ingegneri biomedici di domani, sulla necessità di allineare i programmi accademici alle tendenze emergenti e sul valore di un approccio multidisciplinare per preparare gli studenti alle esigenze, in costante mutamento, della sanità e dell’industria.
Può presentarsi brevemente?
Sono Alessandro Bertoldo, Professoressa Ordinaria di Bioingegneria all’Università di Padova e Presidente del Corso di Laurea Magistrale a ciclo unico in Ingegneria Biomedica e Bioingegneria.
Può descriverci la laurea magistrale in Bioingegneria presso l’università di Padova?
È un corso complesso perché riflette la complessità di tutte le metodologie ingegneristiche applicate ai campi della biologia, della fisiologia e della medicina. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia avanza rapidamente, e proprio per questo dobbiamo costantemente chiederci se gli argomenti che trattiamo siano ancora attuali, se vadano aggiornati, o se non sia opportuno introdurre materie che oggi possono sembrare marginali ma che molto probabilmente diventeranno fondamentali in futuro.

In che modo la laurea magistrale in Bioingegneria è innovativa oggi?
Oggi è facile pensare a metodologie legate all’intelligenza artificiale, alle esigenze nel campo dei biomateriali, al concetto di Digital Twins e alla medicina personalizzata. Sono tutti temi di cui si parla molto, ma occorre anche renderli concreti e metterli in pratica: questo significa aggiornare il nostro piano di studi ogni anno per raggiungere l’obiettivo finale, ovvero formare ingegneri di alto livello, ben preparati e aggiornati quando entreranno nel mondo del lavoro.
Credo inoltre che questo corso sia molto attraente proprio per l’ambiente multidisciplinare in cui gli studenti vengono naturalmente immersi. Non si tratta solo di padroneggiare le competenze di base dell’ingegnere, ma anche di acquisire conoscenze provenienti da campi diversi. Dobbiamo imparare a comunicare e a comprendere le domande e i bisogni che ci vengono posti.
Che consiglio darebbe ad uno studente che vuole iscriversi alla laurea magistrale in Bioingegneria?
Questa è una sfida multidisciplinare importante, che è parte integrante della struttura stessa di questo percorso di ingegneria. Dopo cinque anni non si esce sapendo tutto o pensando di poter capire tutto. Piuttosto, si impara un metodo, un modo di affrontare le cose grazie all’università, e questo metodo deve essere applicato giorno per giorno per restare aggiornati e continuare a far crescere le nostre competenze.

