Alessandro Evangelisti è uno studente al terzo anno di dottorato in neuroscienze presso la Weill Cornell Medicine. Il suo obiettivo professionale è contribuire all’avanzamento delle terapie per i pazienti affetti da Parkinson, una sfida strettamente legata a una promessa fatta a suo nonno Bruno, a cui è stato diagnosticato il Parkinson nei suoi sessanta. Dal conseguimento della laurea in Biologia e l'esperienza come assistente di ricerca presso la Stanford University, all’innovativa ricerca sul Parkinson a cui sta attualmente lavorando nel laboratorio del Dott. Ric. Lorenz Studer: scopri in questa intervista il percorso accademico di Alessandro, vincitore nel 2022 di una delle nostre borse di studio in memoria di Rita Levi Montalcini.
Mi chiamo Alessandro, ho 28 anni e sono originario di Latina. Mi sono trasferito negli Stati Uniti nel 2015 per intraprendere la triennale in Biologia al Concordia College di New York. Durante quegli anni, ho trascorso due estati in un laboratorio di ricerca alla Harvard Medical School, dove ho sviluppato un forte interesse per la biologia e la ricerca. Dopo la laurea, sono andato alla Stanford University per lavorare come assistente di ricerca in un laboratorio per l’insegnamento delle scienze di base. Sono rimasto lì tre anni prima di entrare nel Programma di Dottorato in Neuroscienze alla Weill Cornell Medicine nel 2021, dove sto per concludere il terzo anno.
Ho scelto di intraprendere il dottorato alla Weill Cornell Medicine perché ero affascinato dal lavoro e dalla ricerca all'avanguardia condotta dai Dipartimenti di Neuroscienze e Neurobiologia dello Sviluppo. In particolare, speravo di entrare nel laboratorio di Lorenz Studer, dove mi trovo attualmente, per l’uso innovativo dei neuroni dopaminergici derivati da cellule staminali come trattamento per il morbo di Parkinson.
Il mio obiettivo di ricerca è definire il timing e la regolazione genica coinvolti nello sviluppo di una specifica classe di neuroni dopaminergici umani, che vengono selettivamente persi nel cervello dei pazienti affetti da Parkinson. Questo studio mira a promuovere e facilitare l'uso della terapia basata sulle cellule staminali per il Parkinson, sostituendo le cellule specifiche perse durante la progressione della malattia con neuroni sani e rigenerati.
Il mio percorso universitario è stato significativamente influenzato da mio nonno Bruno, a cui è stato diagnosticato il Parkinson nella sua sessantina. Assistere da vicino alla sua battaglia contro questa condizione debilitante, ha instillato in me la passione per la ricerca sul Parkinson. Fin dai tempi del college, ho avuto come obiettivo la comprensione della biologia di questa malattia e il desiderio di dedicarmi, un giorno, allo sviluppo di nuove terapie. Dopo qualche anno, il mio sogno si è in parte avverato con l’ingresso nel laboratorio di Lorenz Studer. È la promessa fatta a mio nonno ciò che mi motiva ad alzarmi ogni mattina.
Oltre a dare il mio contributo alla ricerca sul Parkinson, mi piacerebbe restituire in qualche modo le grandi opportunità che mi sono state date nel corso della vita, come, ad esempio, la borsa di studio della Fondazione Dompé. Il mio sogno è fondare un giorno il mio laboratorio, così da poter formare la prossima generazione di scienziati. Vorrei anche creare programmi sociali mirati a fornire supporto educativo a bambini svantaggiati, con un focus specifico sulla scienza. Immagino un futuro in cui tutti abbiano la libertà di scegliere il proprio avvenire, senza essere limitati da fattori come il genere o lo status socioeconomico.
Come italiano che ha lasciato il suo paese per inseguire i propri sogni all'estero, mi sento profondamente onorato e orgoglioso di aver ricevuto un tale riconoscimento da una fondazione italiana. Inoltre, ricevere una borsa di studio intitolata a una scienziata stimata come Rita Levi Montalcini è un enorme privilegio. Ammiro particolarmente questa donna perché è stata una delle prime scienziate italiane a ottenere risultati straordinari - incluso un Premio Nobel - in un campo che, fino ad allora, era prevalentemente dominato dagli uomini. La borsa di studio della Fondazione Dompé ha anche aumentato il mio senso di responsabilità e la mia motivazione a dare il massimo ogni giorno nella mia attività di ricerca.
Per me innovare significa percorrere strade inesplorate, significa portare avanti dei progetti che comportano molti rischi, ma che hanno il potenziale di portare a scoperte rivoluzionarie.
Una delle esperienze più significative che mi ha portato dove sono oggi è stato il mio primo tirocinio alla Harvard Medical School durante gli anni del college. Ho lavorato in un laboratorio di ricerca cardiovascolare, concentrandomi principalmente sullo sviluppo di un primo modello animale di amiloidosi cardiaca. Mi sono molto divertito a progettare esperimenti per affrontare in modo efficace le domande scientifiche. Questa esperienza mi ha permesso di comprendere appieno cosa significa fare ricerca.
Fino ai 18 anni, ero un giocatore di tennis professionista con obiettivi di vita completamente diversi rispetto a quelli di oggi. Tuttavia, le cose sono cambiate rapidamente quando mi è stata offerta una borsa di studio completa da un college di New York che voleva reclutarmi per la sua squadra di tennis. Una delle sfide più grandi che abbia mai affrontato è stata abbracciare completamente questo nuovo capitolo e mettere a tacere i miei dubbi sul fatto di appartenere o meno a questo ambiente. Intraprendere un programma di dottorato dopo aver trascorso anni in laboratorio mi ha sicuramente aiutato a superare definitivamente la mia lotta interiore. Il PhD mi ha permesso di scoprire il mio nuovo io, quello che desidera profondamente diventare neuroscienziato e che considera la carriera da tennista come una bella parentesi che appartiene al passato.
Una delle mie più grandi passioni è la cucina. Alcuni potrebbero considerarla un cliché date le mie origini italiane, ma amo veramente questa "arte" e tutti i dettagli che si celano dietro la creazione di un grande piatto. Insieme alla mia compagna, abbiamo anche lanciato un blog culinario per condividere la nostra storia attraverso piatti tradizionali italiani e brasiliani (lei è di Rio de Janeiro!).
È fantastico! Il percorso di dottorato è solitario a tratti, quindi, avere il supporto di qualcuno come la Fondazione Dompé che crede in me e nei i miei obiettivi di ricerca, mi dà una grande motivazione quotidiana. Questo sostegno mi ricorda quanto correre insieme, piuttosto che da soli, sia fondamentale per affrontare importanti questioni scientifiche e raggiungere scoperte rivoluzionarie.